
Dopo il crollo degli utili del 2020 e l’incredibile ripresa del 2021, il 2022 ha consolidato il ritorno dell’acciaio nazionale a livelli di attività ormai ben superiori a quelli ante crisi, rafforzando ulteriormente la situazione economica complessiva della siderurgia italiana. L’incidenza del valore aggiunto è rimasta invariata. Malgrado ciò, l’Ebitda è aumentato, raggiungendo la soglia psicologica del 10% di incidenza sul fatturato. «Incremento indotto – ha spiegato ancora Carini – dal maggiore assorbimento del costo del lavoro, di quasi 1 punto percentuale, dovuto alla crescita delle vendite».
In Europa, la ripresa dell’automotive continua, ma non si prevede che la produzione automobilistica raggiunga i livelli pre-pandemia nel 2024. Anche l’edilizia residenziale risente degli alti tassi di interesse, dei costi dei materiali e della carenza di manodopera, mentre lo slancio degli investimenti infrastrutturali rimane stabile.